Il romagnolo lingua viva
Molte persone, al di fuori della regione Emilia Romagna, confondono tra loro i vari dialetti presenti nella nostra regione, soprattutto non riescono a distinguere la parlata romagnola da quella emiliana.
E qui, l'orgoglio romagnolo s'impenna!
Avete presente le performances comiche di Giacobazzi o di Paolo Cevoli?
Ecco, il dialetto romagnolo suona così e non confondetelo con quello bolognese, mi raccomando!
In ogni provincia romagnola il dialetto assume sfumature e cadenze diverse ed anche all'interno della stessa provincia spesso si fa distinzione tra accento della "bassa" (pianura) e accento cittadino oppure della collina.
Il dialetto forlivese o quelle cesenate che si parla nella zona appenninica risente maggiormente dell'influenza delle regioni vicine (Toscana e Umbria), mentre nei paesi più vicini al mare è facile che la parlata abbia sfumature ravennati o riminesi.
Il dialetto romagnolo è una lingua ancora parlata tra i giovani, esistono poeti e scrittori che tuttora la mantengono viva, anche se dobbiamo ringraziare, prima di tutti, Federico Fellini per aver fatto conoscere il nostro dialetto con il suo capolavoro "A m'arcord" con le mitiche scene ambientate nel popolare quartiere di San Giuliano a Rimini.
Da parte mia posso dire che riesco a decifrare il dialetto, ma non posso dirmi una cultrice della lingua, anche se apprezzo tutte le iniziative per mantenerlo in vita e parlato.
Penso che mi ricorderò per tutta la vita le uscite con la prof di francese delle medie, quando andavamo al mercato delle erbe e lei faceva la spesa chiedendo i prezzi e le verdure in francese, mentre il "verduraio" le rispondeva in dialetto romagnolo!!!
Tutto ciò perché la radice di questa lingua popolare deriva dalla dominazione francese avvenuta tra la fine del '700 e gli inizi dell'800.
Nella vita quotidiana in dialetto rimangono i soprannomi, che spesso finiscono anche negli epitaffi, le imprecazioni (tra le più note ... "và in tè casen"), certa toponomastica ed i nomi dei ristoranti.
Nonostante una volta fosse un fenomeno più diffuso, sono ancora numerosi i ristoranti e le osterie con il nome in dialetto, anche se oggi vanno più di moda i nomi esotici.
I più sono legati alla cucina tradizionale romagnola, come "E galet" a Colmano di Predappio, oppure il ristorante "Vecchio Lampione" di Forlì, che una volta era battezzato "Ustarì de lampion", "A m'arcord" sempre a Forlì, "Lazaroun" a Santarcangelo di Romagna e molti altri.
In Romagna sono numerose le compagnie teatrali, anche dilettantistiche, che mettono in scena commedie dialettali sia tradizionali che moderne e già questo basterebbe per non considerare il "romagnolo" una lingua morta!
Angela Serra
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